Ingorgo d’amore
da “Ballate” di Stefano Benni
Ingorgo d’amore
ovvero: una storia di passione sullo sfondo del Grande RientroNel serpente di metallo che si snoda
da Rimini a Bologna Panigale
vite disperse in una lunga coda
ci unì il destino nell’ingorgo autostradaleti vidi là, su un’auto un po’ ammaccata
sepolta tra valigie e damigiane
boccheggiante, bellissima, sudata
tra due bambini un salvagente e un canetu nella fila interna, io nell’esterna
noi paralleli restammo bloccati
tu all’ombra antica di un’autocisterna
io tra famiglie di belgi rosolati.E mi chiedesti: scusi, può vedere
questa dannata fila dove arriva?
Neanche lo sportello posso aprire
son prigioniera qui, murata vivaed io lo intesi: prigioniera eri
non della macchina, ma della tua vita
della tua vita senza più desideri.Ti dissi: starem fermi due ore buone
e tu mi rispondesti: anche tre
non era una gran conversazione
ma gli occhi mi ridevano: e anche a te.Le ore passavano sotto il sole rovente
io ti offrii dei biscotti sbriciolati
dividemmo una birra incandescente
i bambini dormivano spossati.Tu mi dicesti: la vita è un istante
si parte, ed è già l’ora di tornare
e un tergicristallo va incessante
su e giù, le nostre lacrime a lavare.Leggemmo insieme la Guida del Turista
e tremò la sua voce quando disse
«a sei chilometri Motel Bellavista»
galeotto fu il libro e chi lo scrisse.Calò il tramonto sui cofani infuocati
da un’autoradio suonava dolce un piano
dai finestrini nostri allineati
la mia mano si unì con la tua manoe nell’ingorgo, sola cosa in movimento
la bocca mia si avvicinò alla tua
in un breve fatal tamponamento.Ma un frastuono l’incanto ci spezzò
un urlo! La fila si era mossa
un tornado di clacson risuonò
e dei motori annunciò la riscossa.E così disperato io ti guardai
sfuggirmi, nella fila poco avanti
e poco dopo io ti riaffiancai
per perderti, dopo pochi istantiper cento volte ti ho perduta amore
cento volte ti ritrovai nel serpentone
e ogni volta mi si spezzava il cuore
e ogni volta si imballava la frizionefinché mi salutasti con la mano
nel lento gorgo trascinata via
uscisti dal casello di Milano
e dal casello della vita mia.Scese la notte, e accese tutti i fari
ma dentro di me, tutto si era spento
sogni e speranze, gioie e desideri
e per ultimo si spense l’avviamento.E mi trovò sulla strada la mattina
solo, senza più amore
e senza più benzina.