A pint of…

Tranquilli non sono stato rapito dall’”Anonima Irlandese”! Solo è che c’ho messo un po’ di tempo per riprendermi dalla bellezza di Dublino.
Sono rimasto letteralmente affascinato; devo fare un ringraziamento pubblico ad Andrea che ha forzato la mano e ha reso possibile questa partenza.
Sono passate due settimane da San Patrizio e ancora non riesco a togliermi dalla bocca il sapore della Guinness, quello vero. Già perché è vero, lì la birra è diversa. È diversa, sicuramente, per motivi di esportazione, per adattarla ai gusti dei paesi dove viene venduta.
Alcune considerazioni:
- la birra in Irlanda è più leggera, si beve più facilmente (non che io abbia mai avuto problemi a farlo anche in Italia!), insomma è più “beverina” e questo perché quasi a tutte le ore troverai un irlandese che beve una pinta.
- la misura standard (per i bicchieri ovviamente) è la pinta, infatti in quattro giorni ho visto solo una donna che beveva mezza pinta
- a Dublino è difficilissimo trovare altre birre irlandesi che non siano la Guinness; si trovano principalmente birre straniere tipo Heineken, Carlsberg e weissbier tedesche. Di birre indigene però ne abbiamo bevute alcune.

Altre birre bevute
La Kilkenny, una birra ale (conosciutissima anche in Italia) che viene servita Draught, per capirsi fa la schiuma come la Guinness.
La Harp, lager, unica nota da sottolineare è che non abbiamo visto le versioni strong, tipiche per l’estero, ne per la questa chiara ne per la Kilkenny.
La Smithwick’s, ale, come le altre piacevole da bere e da un gusto un po’ dolciastro.
La Beamish, una stout veramente nera, al contrario della Guinness che ha dei riflessi rossicci, la Beamish è opaca e impenetrabile, dal gusto un po’ più amaro rispetto all’altra stout.
In questa sezione vorrei menzionare anche il sidro, che naturalmente non è una birra ma rientra nelle bevande che si servono di più, per chi non lo sapesse il sidro (cider) viene ricavato dalla fermentazione delle mele. L’unico che abbiamo trovato nei pub è il Bulmers.
Dovrei poi dedicare dei capitoli specifici ad altri protagonisti di questo breve viaggio:
- l’ospitalità (abusiva) di Betta e Dome nella loro stanza d’albergo;
- lo stew e l’irish breakfast;
- il Jameson, fantastico whiskey dalla tripla distillazione e l’irish coffee;
- la parata di San Patrizio;
- la partita Italia-Irlanda del Six Nations;
- i pub;
- il freddo e le ragazze che vanno in giro come se fosse ferragosto;
- il Malahide Castle e il suo spiritello
- la regina di tutto, la Guinness e la sua fantastica Storehouse in St. James Gate.

Sull’aereo del ritorno, appena decollati, mentre ammiravo le coste dell’”Isola” mi sono promesso di riandare in Irlanda. Perché come tutte le prime volte si vorrebbe non finisse mai e quando si finisce ci si rende conto che si sarebbe potuto fare di meglio. ![]()

