L’anonimo pendolare
Che sensazione strana.
Conoscere delle facce, sapere il giorno e l’ora in cui si spostano, vederle ridere, scherzare, dormire, pensare, annoiarsi, piangere e non sapere dove vanno, cosa fanno, chi sono.
È la prigione del pendolare, essere dei conoscenti anonimi.
Guardarsi, sorridersi, salutarsi o semplicemente ignorarsi “facendo finta” di non conoscersi e poi l’unica verità è che non ci si conosce davvero.
L’unico custode di tutti questi segreti è una lunga collana di scrigni di metallo che ogni giorno ingoia e vomita storie.