24 maggio ore 13,45
Sono arrivato a Saragozza (Zaragoza per gli spagnoli) da un paio di ore e sono rimasto affascinato dal paesaggio desertico che la circonda. Ora sono a casa di Patricia e ci prepariamo per il pranzo, i profumi del mercato i colori le architetture arabesche, è come me la immaginavo.
Aggiornamenti
Il pomeriggio abbiamo fatto un bel giro turistico della città, visitato il Pilar e visto da fuori la Seo (la cattedrale che è chiusa e apre solo per la messa), abbiamo visto le mura romane. Una curiosità: vicino alle mura romane c’è una statua di Cesare Augusto (fondatore della città), questa statua si trova al centro di una piccola fontata alimentata da una rana di bronzo, per i Saragozzani quel posto non si chiama Cesare Augusto, come si potrebbe pensare, bensì la rana! 
Un’altra piccola coriosità è il nome della città. Infatti Zaragoza è la storpiatura nel tempo del nome Cesaraugustea.
Notte
La notte spagnola è interminabile. Sabato sera abbiamo cenato verso le 22 a casa, eravamo io, Patricia, Jesus, MariaJose e Manuel (che è un ragazzo italiano che vive a Saragozza), dopo cena c’era un appuntamento imperdibile per gli spagnoli, Eurovision, un festival della musica europea, al quale ho scoperto che solo noi italiani e poche altre nazioni non abbiamo partecipato. L’appuntamento non era però con il festival, bensì con un tipo molto buffo che ha fatto una canzone altrettanto ridicola, il Chiquilicuatro. “Purtroppo” non ha vinto, ma vi posso assicurare che il tipo fa ridere. 
Finita la trasmissione siamo scesi in strada, era quasi l’una e abbiamo girato per una strada dove ci sono bar in ogni angolo, questi bar sono una sorta di disco-pub, non si paga l’ingresso quindi si entra, si beve qualcosa, si balla un po’ e poi si va avanti nel prossimo, tutto questo fino a quando non si è stremati.
La mattina dopo il risveglio è stato duro, le birre e le ore piccole si sono fatte sentire, poi aggiungiamo il fatto che piove e il mal di testa è assicurato
.
Domenica mattina
Abbiamo visitato il Parco Grande; potete ben immaginare perché si chiama così, è enorme, tipo villa Borghese o villa Pamphili a Roma. A causa della pioggia non abbiamo potuto fare altro, ci siamo incontrati con gli amici e la sera siamo stati a messa in parrocchia.
Lunedì
Patricia è andata a lavoro, fa la maestra in una scuola elementare, io sono a casa e tra un po’ mi praparo per fare un giro turistico per vedere tutte le altre bellezze della città che non ho ancora visitato. Il tempo non mi assiste molto, ma sono equipaggiato
…
eccomi tornato, oggi ho fatto il perfetto turista. Mi sono recato nell’ufficio per le informazioni turistiche e subito mi sono fatto riconoscere come italiano. Appena entrato ho detto:-Hola!- e la tizia dietro il bancone con un sorriso mi ha risposto:-Hola!… italiano?- Io non so che faccia ho fatto, forse noi italiani ce l’abbiamo scritto in faccia o semplicemente il mio accento ha tradito la mia origine anche solo pronunciando il saluto. 
Comunque dopo la sosta nell’Oficina de Informacion mi sono recato subito a visitare la Aljaferia, antica fortezza araba, poi presa dai re cattolici e ora sede del Parlamento aragonese.
Il resto della giornata l’ho passata passeggiando per la città gustando le architetture; sono stato anche in un posto chiamato las ranillas dove sono state messe non so quante rane di bronzo, è il giardino che porta alla passerella sull’Ebro costruita per la Expo08.
La sera “per cena” siamo andati Patricia, io e Jesus a prendere un po’ di tapas che è il tipico aperitivo spagnolo, un buon bicchiere di vino e stuzzichini vari che devo dire sono un degno sostituto alla cena.
Martedì
Si torna a casa, è tutto pronto per il viaggio, fuori piove. Io e Patricia usciamo di casa, lei prende la bici che le servirà per il ritorno a casa dopo il lavoro. Nel frattempo mi accompagna nel Paseo Pamplona dove passa il bus-navetta per l’aeroporto. Ci salutiamo e la ringrazio per la meravigliosa ospitalità.
Anche questo viaggio è finito, dall’oblò dell’aereo vedo allontanarsi la Spagna, è stato bello!
Adios amigos!