L’anonimo pendolare
Che sensazione strana.
Conoscere delle facce, sapere il giorno e l’ora in cui si spostano, vederle ridere, scherzare, dormire, pensare, annoiarsi, piangere e non sapere dove vanno, cosa fanno, chi sono.
È la prigione del pendolare, essere dei conoscenti anonimi.
Guardarsi, sorridersi, salutarsi o semplicemente ignorarsi “facendo finta” di non conoscersi e poi l’unica verità è che non ci si conosce davvero.
L’unico custode di tutti questi segreti è una lunga collana di scrigni di metallo che ogni giorno ingoia e vomita storie.
8 Ottobre, 2007 alle 00:30
E’ un pensiero molto profondo. Ora, non c’entra molto, ma io ogni tanto mi chiedo se è corretto dare per scontato che tutti sappiano guardarsi intorno e riconoscere i proprio compagni di viaggio.
8 Ottobre, 2007 alle 17:14
Non so se ho capito bene la tua riflessione, ma penso che ognuno si sente l’unico a viaggiare e sono solamente i momenti “difficili” vissuti in comune che ci fanno rendere conto che non siamo soli.